Considerazioni dopo il seminario
LIBERA L’ARTE
L’ARTE LIBERA
1. L’incontro di Ivrea del 6/7/8 febbraio 2009
Sappiamo per esperienza che dai convegni è illusorio attendersi soluzioni, proposizioni e convergenze che consentano di creare delle occasioni di continuità. Tocca dunque agli interessati mettersi in movimento, nei momenti successivi, magari ancora un po’ frastornati ma arricchiti dall’esperienza vissuta.
Così ci proponiamo di riprendere alcune suggestioni e di approfondirle in senso pratico e operativo allo scopo di proseguire il nostro cammino in modo coordinato.
2. Evoluzione e liberazione
Riconosciamo all’arte una funzione sociale atta a favorire la liberazione e l’evoluzione dell’individuo che, attraverso l’arte, realizza la propria integrità. L’esercizio dell’arte appartiene a ogni uomo e dunque quello che si persegue è la trasformazione dell’uomo “lavoratore” in uomo “artista”. L’artista è l’uomo che tenta di liberare se stesso (e poi, in maniera esemplare, di comunicare agli altri la medesima passione) dalle costrizioni della subordinazione e dell’asservimento ideologico ed economico. L’artista è uomo autonomo e autentico, uomo evoluto, che ha intrapreso la via dell’indipendenza e, come tale, si distingue da chi questo cammino non ha imboccato. L’artista è egoista, ma il suo egoismo si converte in altruismo inconsapevole poiché i suoi modi di agire e di pensare si propagano convertendosi in valore per tutti. E ugualmente le sue opere passano di mano in mano producendo benefici comuni. L’artista è dunque uomo di punta nella torma umana, uomo capace di promuovere trasformazione e conversione. E’ l’untore di una peste salvifica. Questo compito coinvolge l’artista in un impegno definitivo e costituisce anche una rischiosa esposizione di cui egli porta il peso. L’artista rappresenta così un emblema, un punto esposto di riferimento, un’indicazione sulla via dell’evoluzione.
In cosa consiste questa “artisticità” che dovrebbe essere assunta dall’artista e che dovrebbe costituire la strada della liberazione e dell’evoluzione degli uomini? L’opera d’arte si confonde con l’opera comune attraverso la liberazione del lavoro, che diviene lavoro artistico. Ma c’è molta strada da percorrere prima che l’opera comune si elevi a opera d’arte. Innanzitutto l’arte deve uscire dai ghetti elitari e deve dilatarsi ad ambiti che finora non le sono appartenuti. Già in quest’ultimo secolo essa si è dilatata a coprire ambiti mai toccati, ma questo non è sufficiente e deve ulteriormente allargarsi alla vita quotidiana, assumerne gli aspetti caratteristici e redimerli con la forza della propria “artisticità” trasformandoli in opere d’arte, belle e funzionali. Questa modificazione presuppone naturalmente il cambiamento dello sguardo che si appunta su ogni oggetto con effetti distinguenti. L’artista si applica alle cose della vita seminando dovunque arte e il concetto distinguente che la sostiene, riscattando le cose dalla loro ordinarietà ed elevandole così verso una sublime individualità. L’artista partecipa alla creazione di un mondo fatto “ad arte”: assume ogni cosa nel cerchio della propria attenzione e la trasforma in altro. Non c’è ambito che l’artista trascuri o giudichi indegno di attenzione. Ovunque si applica per fare un mondo “ad arte”, cioè un mondo libero, riscattato dal peso e dallo spessore dell’ordinarietà, del calcolo economico, della subordinazione politica.
Questa azione artistica di riscatto di sé e del mondo prevede un’azione distribuita e decentrata degli artisti medesimi nelle loro realtà locali, dove ciascuno si applica al compito grandioso della riforma in senso artistico della realtà. Tutto ciò che compone il circostante ambito, dove l’artista vive, offre infinite possibilità di azione. L’artista è perfettamente inserito nell’ambiente in cui si trova e rintraccia in esso tutte le occasioni e le possibilità di esplicitazione e di svolgimento del suo operare, in una perfetta corrispondenza e interazione con il contesto stesso.
3. Modalità di azione
Esaminiamo le possibilità concrete che possiamo utilizzare.
1. Potremmo concepire un luogo comune a cui far pervenire i nostri contributi teorici: i più interessanti verrebbero poi messi in circolo sui siti di cui disponiamo.
2. Potremmo adottare un nome comune per le nostre azioni presentandoci così come realtà complessiva.
3. Potremmo realizzare dei momenti di incontro ricorrenti e non troppo distanziati tra loro, allo scopo di confrontarci.
4. Potremmo stabilire contenuti e modalità di azioni che coinvolgano tutti i gruppi locali.
5. Dobbiamo acquisire coscienza delle possibilità, già sin d’ora disponibili, che non sono di poco conto.
4. Conclusioni
Questo progetto è, ce ne rendiamo conto, utopico ma ci sembra possieda qualità per essere convincente anche su un piano di operatività pratica.
Attendiamo contributi e dichiarazioni da chi sia interessato, possibilmente entro pochi giorni (8-10).
Un abbraccio amichevole da Adriano e Giancarlo
Ivrea, 17 febbraio 2009.
La libertà nell'arte