La voce di Stratos
Da Pugni chiusi agli Area, alla ricerca vocale estrema
Documentario su Demetrio Stratos di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato.
A 30 anni dalla morte di Stratos, la sua voce continua a suscitare entusiasmi ed emozioni.
Il corpus del suo lavoro mostra una vastità unica, estendendosi dai territori della musica pop a quelli del rock, del jazz, della musica contemporanea e dell’avanguardia più radicale.
Demetrio Stratos nasce in Egitto da genitori greci e arriva in Italia negli anni ’60, per iscriversi all’Università. Inizia a cantare e diventa la voce dei Ribelli, gruppo di punta del “beat italiano”.
Negli anni ’70 è tra i fondatori degli Area, uno dei gruppi più innovativi di pop sperimentale. Gli Area portano la ricerca musicale direttamente nelle strade e nelle manifestazioni, oltre che su disco e nei concerti.
A partire dal lavoro sperimentale con gli Area, parallelamente ad esso, e dopo la nascita della figlia Anastassia, Stratos inizia a studiare la voce come puro strumento musicale e sonoro, realizza dischi per sola voce e
lavora con artisti del calibro di John Cage.
Le registrazioni e le misurazioni effettuate nei Centri di Fonologia testimoniano che, oltre ad avere una gamma di emissione ampissima, ha la capacità di emettere due e anche tre suoni di frequenza diversa in contemporanea.
Le sue ricerche rimangono feconde per chi si occupa della voce come strumento musicale, le sue sperimentazioni insuperate.
Nel marzo ’79, Demetrio viene ricoverato dapprima a Milano poi al Memorial Hospital di New York per una grave forma di aplasia midollare.
Muore a New York il 13 giugno del 1979, proprio alla vigilia di un concerto organizzato per raccogliere fondi per le
costose cure.
Il concerto all’Arena civica si tramutò in un colossale tributo all’artista e all’uomo. Sul palco si alternarono un centinaio di musicisti di fronte ad un pubblico di oltre 60.000 spettatori. Un pubblico di massa per un artista che non era mai stato “di massa”.
fotografie di Silvia Lelli e Roberto Masotti
Fluxus Box